Fare la spesa è una necessità che solitamente scatta quando in casa ho terminato anche l’ultimo rotolo di carta igienica, l’ultima fetta di Pan Bauletto e l’ultima confezione di surgelati.

Munita di gettone per il carrello e capienti sacchetti per la spesa, spingo su per le scale mobili il carrello che immancabilmente ha le rotelle storte e mi fa sbandare contro i bancali di brioches, gli altri carrelli sulla carreggiata, le signore che palpeggiano la frutta e i bambini che giocano tra le corsie.

Con l’affare spara codici a barre procedo spedita nella scelta dei soliti prodotti e nel lancio in lungo delle confezioni nei sacchetti sapientemente già suddivisi per prodotti che vanno in frigorifero e prodotti da dispensa.

L’esperienza non è acqua.

Se non sono depressa o affamata tutto fila liscio, altrimenti devo combattere contro il rischio di acquistare mezzi metri di pizza al banco della panetteria, accompagnati da etti a volontà di mini pasticceria, biscotti preconfezionati, colombe di cioccolato e la falsa speranza che la cassiera mi voglia anche dare il resto in caramelle come da bambini.

La musica al supermercato è un’altra cosa che mi fa perdere un sacco di tempo perché poi mi ritrovo a ballicchiare in corsia, a cantare stonatamente o a spingere il carrello energicamente distraendomi dall’obiettivo per il quale sono lì.

Quando mi dirigo alla cassa con il carrello stracolmo scatta l’ansia da prestazione, la situazione si fa seria e il rischio di dover rovesciare la spesa già ordinatamente sistemata sul nastro scorrevole per il controllo a campione si fa alto.

Mi avvicino quindi rivolgendo un sorriso smagliante alla cassiera, lei sposta velocemente lo sguardo e mi ignora, le porgo un gentile saluto adagiando il lettore di codici a barre in cassa e lei lo afferra stizzita,  faccio il tutto continuando a spingere il carrello il più possibile oltre alla cassa, ad un passo dall’uscita suona il maledetto bipbipbip, ecco che la cassiera si rianima e mi rimprovera subito “dove sta andando? c’è il controllo da fare!”.

Le persone in fila sbuffano e io tra una madonna e l’altra ripongo i prodotti sul nastro, quella che un attimo prima pareva un bradipo in cassa diventa un polipo a mille tentacoli che accelera lo scorrere del nastro e scannerizza prodotti a raffica scagliandoli sul fondo della cassa, obbligandomi a velocizzare i movimenti e a riporre il tutto in modo confusionale nel carrello, “paga bancomat? digiti il pin , estragga la carta, raccoglie i bollini? vuol donare un euro per i bambini della cambogia? vuol regalare una ciotola di cibo ai cani abbandonati? le lascio i buoni spesa, lo scontrino, vuol partecipare al concorso? “

lo dico ogni volta e non lo faccio mai, ma io perché la spesa non la faccio online?!