Questa sera ho partecipato alla mia prima lezione di yoga, ho scelto questa disciplina perché non avevo voglia di sudare, mi dovevo obbligare a fare attività fisica e perché era in offerta su Groupon. 😬
Suono il campanello dello studio e mi ritrovo in una sala luminosissima, bianchissima e accoglientissima, abbagliata da ciò e disambientata non mi accorgo della scarpiera posta all’ingresso e mi accingo con i miei Dr Martens umidi a fare le scale, ma non faccio in tempo a salire il primo gradino che mi becco subito un candido (in pendant con la sala) richiamo.
Nei confortevoli spogliatoi convinta di fare poco movimento durante la lezione, mi vesto a strati: indosso calze 80 denari, pantacollant traspiranti, magliettina a maniche lunghe, felpina e un paio di calzini grigi in caldo cotone.
I nuovissimi tappetini arancioni sono disposti a semicerchio , a fianco di ognuno vi è una cinghia, due supporti in gomma espansa e una fascia per coprire gli occhi ( più attrezzati della stanza di Mr Grey).
Seduta sul tappetino, con la musica in sottofondo, il profumo dell’incenso e il tono di voce pacato dell’insegnante, la lezione ha inizio: “incrociate le gambe, unite le mani, chiudete gli occhi ” e dopo i primi minuti in cui non fai altro che pensare se hai chiuso l’auto, se hai tolto la suoneria dal telefono, se la lezione andrà avanti per un’ora e mezza così, inizi quasi a prenderci gusto nel rilassarti …è in quel momento che parte una combo di posizioni che l’insegnante ti guida a fare mettendo una gamba lì, l’altra dalla parte opposta, il braccio destro dietro il polpaccio sinistro, il braccio sinistro steso in alto, le dita dei piedi incollate a terra, quelle delle mani aperte a rastrello, le spalle verso il basso, le orecchie lontane dalle spalle, l’ombelico verso la colonna vertebrale e attenzione “gli occhi verso le orecchie”… ancora sto pensando cosa significa quest’ultima mossa.
Dopo una serie di queste pose, concentrata tra un respiro profondo, uno un po’ meno, un inspiro per portare dentro le energie buone e un espiro per rilasciare quelle cattive i miei dodici strati di morbidezza iniziano a mettermi ansia e mi trovo quindi stremata a chiedere una pausa per indossare una maglietta a maniche corte.
Il tempo vola, le posizioni l’una collegata all’altra con passaggi lenti e fluidi vanno a toccare ogni singolo muscolo, la respirazione sempre più controllata intensifica gli esercizi.
Mi ritrovo quindi all’ultima parte della lezione: sdraiati a terra avvolti in una calda coperta di pile, con una fascia morbida appoggiata sugli occhi, le luci soffuse, l’insegnante ci accompagna a rilassare tutti i muscoli, respirando e concentrandoci su ogni parte del corpo appoggiata a terra, ci invita ad applicarci nella “savasana” ovvero la posizione del cadavere nel quale godere attraverso il rilassamento della mente e del corpo di tutti i benefici degli esercizi fisici svolti.
Tra un respiro e l’altro, la mia mente parte per un viaggio che fa giri immensi, respiri profondi e energie che finiscono per concentrarsi su un unico pensiero fisso: “qua fuori c’è un ottimo posticino che fa hamburger da asporto, energie buone venite a me, datemi un cheeseburger con patatine fritte e Coca Cola, me lo merito”.

Namaste 🙏🏻

Alla prossima lezione Baliyoga 😄